Claudio Rocchi, bardo dell’altrove, a tre anni dalla scomparsa

Claudio Rocchi, bardo dell’altrove, a tre anni dalla scomparsa

Tre anni fa, il 18 giugno 2013, ci lasciava, sessantaduenne, Claudio Rocchi. Chi è stato immerso nel clima degli anni Settanta sa perfettamente cosa abbia rappresentato in ambito musicale e culturale per una generazione che ha vissuto sulla propria pelle aneliti libertari e immaginato alternative all’asfittico mondo consumistico-consuetudinario.
All’insoddisfazione per la banalità di un modello sociale vergato dalla ripetitività piccolo borghese faceva eco in quel periodo una marcata propensione all’apertura di nuovi stati di coscienza, a percorrere, mettendosi in gioco in prima persona, sentieri intentati. Da un lato ci si volgeva ad un impegno politico, fortemente critico del parlamentarismo, che aveva i suoi punti di riferimento nell’anarchismo e nel marxismo dalle più diverse, e a volte imprevedibili, sfaccettature (Rosa Luxemburg, la Scuola francofortese, Louis Althusser, l’Henri Lefebvre della “Critica della vita quotidiana”), dall’altro si frequentavano i territori accidentati della cosiddetta “controcultura” con particolare attenzione alla psicanalisi (da Wilhelm Reich a Deleuze e Guattari passando per David Cooper e Ronald Laing), alla spiritualità orientale (meditazione, Zen, Tao, Krishnamurti), ai viaggi sia fisici (India e Nepal, innanzitutto) che interiori (lo sciamanesimo di Carlos Castaneda, la riscoperta di civiltà segnate da forti retaggi ancestrali, il ricorso a sostanze psicotrope), nonché a un tipo diverso, e maggiormente consapevole, di alimentazione (vegetarianesimo e macrobiotica di Georges Oshawa). Il lascito della meteora di “Pianeta fresco”, rivista dovuta a Fernanda Pivano e Ettore J. Sottsass, con il sostegno di Allen Ginsberg, era stato recepito in area milanese da “Re nudo” di Andrea Valcarenghi e, in area romana, da “Fallo!” (dal titolo- volutamente giocato sul doppio senso- di un fortunato libro dell’americano Jerry Rubin) di Angelo Quattrocchi. Qua e là nascevano come funghi fogli di controinformazione e giornali in cui si dava liberamente sfogo a forme creative di espressione.
In questo variegato, effervescente, contesto, Claudio si afferma come una felice rivelazione regalandoci pietre miliari musicali e svolgendo, con uno spazio tutto suo, un ruolo nient’affatto secondario in “Per voi giovani”, trasmissione molto seguita della prima rete radiofonica della Rai. Annunciato da un brano con belati di pecore, tampura indiane, scampanellii e scrosci d’acqua (“Celestial procession” dei Quintessence), intramezza brani musicali (West coast, Hawkwind, Incredible string band, Renaissance, Steeleye Span con la stupenda voce di Maddy Prior, Strawbs, sitar, e l’immancabile Kosmische musik tedesca dei Tangerine Dream, dei Popul Vuh e degli Ash Ra Tempel) a letture di Kahlil Gibran, Hermann Hesse, Antonin Artaud, Baba Bedi condite da perle di saggezza. Con voce calma e trasognata, indica vie, sentieri mistici e psiconautici, parla di amore e rivoluzione interiore. Nello stesso tempo incide, dal 1971 al 1974, lavori rimasti memorabili come “Volo magico n.1” (poco dopo “Viaggio”, disco d’esordio del 1970), considerato tra i più riusciti del cosiddetto Progressive italiano, “La norma del cielo. Volo magico n. 2”, “Essenza”, “Il miele dei pianeti, le isole, le api”. Coinvolge gente come Trilok Gurtu, Mauro Pagani, Alberto Camerini, Eugenio Finardi, Elio D’Anna, Mino Di Martino, Lorenzo Vassallo, Daniele Cavallanti, Lucio Fabbri, Donatella e Lucio Bardi, Walter Maioli, Lino “Capra” Vaccina. Vibrazioni acustiche, riverberi indotibetani, testi intrisi di suggestioni orientali e scaturiti da un’appassionata ricerca di consapevolezza e conoscenza profonda: “Quando stai mangiando una mela, tu e la mela siete parti di dio”, “Hai da essere sincero come linea nella vita. Non scordare un dono vecchio per un torto più vicino”, “I corpi sono navi e tutti noi siamo uomini che viaggiano nel Mare, abbiamo da sciogliere le ancore e salpare, le isole e i pianeti sono solo altra gente da incontrare”. Nel 1972, prima di partire per un lungo viaggio, fa uscire anche il 45 giri “Vado in India”, un flusso continuo meditativo con, alla fine della prima facciata, Massimo Villa che dice “prima di girare il disco pensa a te stesso”. Talmente desueto e innovativo da sbalordire la pianista Carla Bley. Chi abbia voglia di rivivere quel periodo intenso e vivace può cercare tra i programmi di Rai5 il documentario “On air” realizzato proprio da Claudio poco prima di morire.
Dopo essersi ritirato, dal 1979 ai primi anni Novanta, a san Casciano Val di Pesa, insieme a Paolo Tofani (con cui realizza nel 1980 “Un gusto superiore”), nella comunità degli Hare Krishna, dando vita all’esperienza di RKC (Radio Krishna Centrale), torna in sala d’incisione (“Lo scopo della luna”, nel 1994, con, tra l’altro, “Tutto passa. Volo magico n.3”).
Sempre in movimento, se ne va di lì a poco in Nepal, dove fonda e dirige a Kathmandu, dal 1999 al 2002, “The Himalayan Broadcasting Company” (HBC), prima radio indipendente nepalese. Nuovamente in Italia, si trasferisce in Sardegna, nella zona di Oristano. Affascinato dai richiami arcaici, nel 2003 gira il film “Pedra Mendalza” (“pietra che salva, che purifica”, dal nome di una rocca vulcanica nel territorio di Giave, nei pressi di Sassari) da lui definito “un viaggio di scoperta e trasformazione, caccia al tesoro dell’anima tra scenari mozzafiato e comprensioni magiche”. Nel 2005 è chiamato dall’amico Franco Battiato per una parte nel film “Musikanten”.
Presta consulenza e collaborazione agli Effervescent elephants e registra nel 2011, per la Cramps, “In Alto”. Si lancia, poi, con Gianni Maroccolo nel progetto interamente autofinanziato “Vdb23/Nulla è andato perso” (con l’apporto, tra gli altri, di Franco Battiato, Cristina Donà, Piero Pelù) ma non riuscirà a vederlo portare a compimento. Spetterà allo stesso Marroccolo presentarlo in tutta Italia insieme a Beppe Brotto, Antonio Aiazzi, Andrea Chimenti, Simone Filippi. Un disco bellissimo contenente, tra i vari pezzi, gioielli come “Rinascere Hugs Suite” e “LD7M (Les Dernierès Sept Minutes de mon Pere”). Colpito alle ossa da una malattia degenerativa che nel giro di poco tempo gli fa perdere anche l’uso delle gambe, trova la forza di scrivere su Facebook “Sappiate che il buonumore tiene, la coscienza pure”. La sua figura, la sua sensibilità, la sua inesauribile vena lirica risaltano molto bene nel libro “Il mio volo magico con Claudio Rocchi” (Campi di Carta, 2015) in cui Susanna Schimperna, sua compagna negli ultimi anni, ha cesellato la loro breve ma intensa stagione. “Vedrai”, ha cantato Claudio, “che ci sarà futuro, la musica dei giorni cambia ma l’oro resta oro (…) Vedrai, si accendono le luci spente. E poi niente di niente, nulla copre l’orizzonte”.

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