Francesco Pullia, Dal greto del fiume, pp. 211, Mimesis, 2017

Francesco Pullia, Dal greto del fiume, pp. 211, Mimesis, 2017

C’è sempre luce in fondo a un viaggio. Più è lungo ed estenuante, più è intensa (…) Da qualche parte si sente un ruggito. Dall’intricante oscurità della foresta, l’anima, spoglia di sé, esce vittoriosa. S’accende l’occhio della conoscenza.

Questo libro non è una raccolta di racconti ma un viaggio di e nella vita con le sue scansioni, i suoi sprofondamenti, le sue vertiginose ascensioni. Suddiviso in quattro sezioni collegate tra loro come da un filo invisibile, attraversa e unisce nella stessa tensione umani e non umani, natura e visione, rendendoci partecipi, sin dalle prime battute, di un cammino corale di consapevolezza e di affrancamento. Il greto di un fiume, come si sa, può restare in secca, inaridito, oppure ospitare la dinamicità dell’acqua, accogliere la spinta (a volte impetuosa, altre, invece, più calma, ma, comunque, sempre costante) ad oltrepassare il facile adagiarsi sulla superficie. Spetta al viandante affinare sguardo ed ascolto per scorgere bagliori iniziatici nella massa che scorre. Queste pagine traboccano di dolore ma anche di speranza, convertono la sofferenza in passione d’illuminazione. Intrise, dalla prima all’ultima, di accesa spiritualità, costituiscono una sorta di viatico per accedere, con umiltà, ad una sfolgorante luce trasformatrice.

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