“Anima d’acciaio”: Giampaolo Tomassetti e la mitologia della quotidianità

“Anima d’acciaio”: Giampaolo Tomassetti e la mitologia della quotidianità

Delfini blu saltano, al centro di una stanza, su un’onda d’acciaio. Alludono alle speranze di una città che non intende rinunciare alla propria storia. Il delfino, nonostante, purtroppo, continui ad essere martoriato dalla crudeltà umana, è sempre stato uno dei mammiferi a noi più vicini, foriero di attese, aspettative, accentuati simbolismi. Apollo ne assunse le sembianze, così come Poseidone, dio delle profondità marine. Considerato un tramite tra la dimensione terrestre e l’aldilà, per il suo ruolo mercuriale è stato collegato al potere salvifico del Cristo, visto come rappresentazione del passaggio dalla minacciosa insistenza delle tenebre all’affermazione della luce redentrice. Giampaolo Tomassetti ne è consapevole e proprio per questo ha voluto collocare una sua installazione, di circa cinque metri, con i delfini all’inizio di “Anima d’acciao”, l’intensa personale allestita, con il sostegno del Comune di Terni, negli ampi saloni di Palazzo Primavera.
Fino al 25 ottobre si può essere partecipi del composito universo di un artista che, nonostante da alcuni decenni si sia allontanato da Terni, ha portato sempre nel cuore le sue radici. Da tempo desiderava tornare a suo modo ai luoghi natali. Attualmente residente a Città di Castello, dopo avere a lungo viaggiato con le vesti color zafferano del devoto di Krishna ed essersi fatto conoscere a livello internazionale per avere illustrato lo “Śrīmad Bhāgavatam”, uno dei più importanti e diffusi testi vedici, Tomassetti ha potuto finalmente realizzare il suo sogno. Partito da Terni poco più che maggiorenne, vi è ritornato con lo stesso entusiasmo d’una volta ma anche con la maturità e l’esperienza acquisite da chi da più di un trentennio si è interamente votato alla vocazione artistica. In una trentina di opere pittoriche di grandi dimensioni, dislocate in tre piani, e in dodici sculture realizzate con materiali disparati, l’autore ci conduce in un viaggio atemporale in cui elementi della quotidianità vengono, per così dire, squadernati, estrapolati da funzioni usuali e reinterpretati all’interno di un particolare orizzonte discorsivo mitologico. Giganti si aggirano tra grattacieli, sagome taurine fuoriescono da giornali dilacerati, donne dalle fattezze esageratamente gonfiate sembrano levitare, prendere il volo, in uno strano connubio tra suggestioni chagalliane e addensanti solarità di Botero, mucche, cavalli, pecore, galline s’affacciano su uno scenario affascinante intersecandosi con propaggini d’infanzia e attonite incursioni di vecchiaia.
Intrisa di un vitalismo impressionante, l’arte di Tomassetti rimette in gioco momenti d’esistenza eludendo ogni linearità, ogni consequenzialità. Permeato di religiosità indiana, l’artista manifesta senza mezzi termini un’accentuata predilezione per la circolarità. Tutto in lui torna e si richiama. Gioie e rapimenti estatici si mescolano a cadute e dolori. Non a caso nel salone in cui la mostra dovrebbe terminare (per subito, però, ricominciare), si staglia una bianca scultura in cui campeggiano ibridi lineamenti. Da tracce appena abbozzate, sgrezzate, si evoca un’assenza fortemente condizionante. Si tratta di un lavoro che tocca le corde del cuore. Dedicato a un fratello dell’artista strappato alla vita in tenera età, si annuncia nello stesso tempo come un urlo e una commossa preghiera. Tomassetti sfida le convenzioni appellandosi all’interiorità. Lo fa con la maestria e la consapevolezza di un artista che, non intendendo mai derogare a un’incessante ricerca, ama rimettersi continuamente e responsabilmente in discussione. Passato da una pittura dichiaratamente descrittiva, anche se di forte impatto, ad una, per dirla con calzante ossimoro, “neoantica” e ad un caravaggismo esasperato, è attualmente approdato ad una sorta di iperrealismo straniato che prelude ad ulteriori, stupefacenti, viaggi. Nessuno, afferma l’autore, può tirarsi indietro, nessuno può sottrarsi ad un percorso di conoscenza che, anzi, va compiuto fino in fondo. Nata come sentito omaggio di un artista alla propria terra, “Anima d’acciaio” è una mostra che ci giunge come un’accorata esortazione a non mollare per risalire, individualmente e collettivamente, la china.

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