Grazie Marco d’averci insegnato la prudenza

Grazie Marco d’averci insegnato la prudenza

Ora che, aggredito ripetutamente dal male del secolo, il vecchio leone della politica sta adagiando, spossato, su un cuscino la criniera un tempo scompigliata dal vento e un viavai si sussegue attorno al suo capezzale, sui giornali cominciano a rincorrersi articoli che, nel rendergli tardivamente omaggio, rischiano di stillare quella retorica nei cui confronti, per una vita intera, si è scagliato con indomita passione. Già sappiamo che nei “coccodrilli”, che speriamo possano essere pubblicati il più tardi possibile, Marco Pannella verrà dipinto come l’uomo degli eccessi. Chi gli è stato ininterrottamente vicino dagli inizi degli anni Settanta, spartendo con lui gioie e delusioni, si ritiene, invece, legittimato a sostenere fermamente il contrario, e cioè che, più e meglio di altri, ha avuto la straordinaria capacità di tradurre in prassi la difficile arte della prudenza. Se, infatti, prudenza, come gli antichi ci hanno tramandato, è tutt’altro che codardia, tentennamento, ipocrita barcamenarsi, ma ἀρετή (aretè), vale a dire forza d’animo unita a prontezza e consapevolezza di riflessi, Marco, come d’altronde egli stesso ha sempre tenuto a rimarcare, ha improntato la propria storia alla prudenza e, senza cedere mai un solo istante, ce lo ha insegnato. Quelle che stoltamente qualcuno ha giudicato come sue intemperanze, in realtà non sono state altro che palesi manifestazioni di prudenza. Mai una sua azione è stata avventata, casuale, episodica, istintiva. Ogni sua esternazione, anche la più immediata, anzi soprattutto la più apparentemente estemporanea, è stata diretta conseguenza di previsione, affermazione di precisa progettualità. E anche la foga con cui ha incessantemente sostenuto le proprie convinzioni gli è derivata da prudenza, da una non tacitata fiamma d’amore e conoscenza. Grazie alla sua prudenza più di una generazione, a cominciare da quella del sottoscritto, è stata salvata dal baratro di scelte avventate, assurde, assassine (e suicide). In momenti carichi di odio e di tensione, in cui pareva che certe istanze di cambiamento dovessero, con cecità estremista, sostenersi soltanto con il ricorso alle molotov, Marco ci ha insegnato a guardare oltre, a riconoscere il nesso indissolubile tra vita e diritto, tra fini e strumenti per la loro attuazione, a confidare saldamente nella nonviolenza non per vincere in modo strumentale ma per convincere, assicurando a tutti, senza alcuna esclusione, la prefigurazione di una società più libera, includente, tollerante in cui si possa davvero concretare l’anelito capitiniano alla compresenza, nella piena e responsabile valorizzazione di ognuno.

No comments yet.

Join the Conversation

You must be logged in to post a comment.