Noterelle in margine a “Caro Battiato” – di Francesco Pullia

Caro Battiato di Pif, andato in onda in prima serata su RaiTre mercoledì 5 gennaio, si è focalizzato sulla produzione più conosciuta e limitata del poliedrico e versatile artista, lasciandone però fuori una parte considerevole, la più impegnativa e interessante, che va da Sulle corde di Aries (in cui si veicolavano influenze minimaliste e soprattutto della cosiddetta Kosmische Musik tedesca – Popul Vuh, Ash Ra Tempel, Tangerine Dream – uscito nel dicembre 1973) fino ad Apriti Sesamo (2012), passando per quattro opere liriche (Genesi, 1987, Gilgamesh, 1992, Il cavaliere dell’intelletto (dedicata a Federico II), 1994,Telesio, 2011 ), le musiche per il film Una vita scellerata su Benvenuto Cellini, 1990, e il balletto Campi Magnetici, 2000. Non solo. Non si è accennato alla sua partecipazione alla splendida Rinascere hugs suite che fa parte di VDB23/Nulla è andato perso, 2015, di Gianni Maroccolo e del compianto Claudio Rocchi, così come non si è parlato della Messa arcaica realizzata e incisa live nel 1994 nella stupenda cornice scenografica del Duomo di Orvieto. È in questa sterminata produzione, in cui si fondono sperimentalismo e intimismo, che si evolve e cresce la ricerca spirituale dell’autore culminata nel documentario Attraversando il Bardo, 2014. E sempre a questa produzione si devono gioielli in cui si ravvisano alcune componenti fondamentali: Gurdjeff, Gnosticismo (emblematica Nei giardini della preesistenza in Caffé de la Paix, 1993, – Torno a cantare il bene e gli splendori/ dei sempre più lontani tempi d’oro/ quando noi vivevamo in attenzione/ perché non c’era posto per il sonno/ perché non v’era notte allora. / Beati nel dominio della preesistenza/ fedeli al regno che era nei Cieli/ prima della caduta sulla Terra/ prima della rivolta nel dolore), Sufismo (si prenda in considerazione la conversazione con Gabriele Mandel nel libro F. Battiato, Il silenzio e l’ascolto, Castelvecchi, Roma, 2014), meditazione (anche con riferimento ai mistici siriaci del deserto ma soprattutto all’antica sapienza indoegizia – come in Ricerca sul terzo da Caffé de la Paix, 1993, con nel finale breve ma strabiliante Buddhadev Das Gupta al sarod – Mi siedo alla maniera degli antichi Egizi/ coi palmi delle mani/ dolcemente stesi sulle gambe/ e il busto eretto e naturale/ un minareto verso il cielo./Cerco di rilassarmi e abbandonarmi/ tanto da non avere più tensioni/ o affanni./Come se fossi entrato in pieno sonno/ ma con i sensi sempre più coscienti e svegli/ e un grande beneficio/ prova il corpo, il cuore e la mia mente/ che spesso ai suoi pensieri m’incatena/ mi incatena./Somma la vista/ ad occhi chiusi/ sottrai la distanza/ e il terzo scoprirai/ che si espande e si ritrova/ dividi la differenza) e infine (ma non ultimo) Buddhismo vajrayana (tibetano, per intenderci – Tibet in Inneres Auge, 2009. In Torneremo ancora, 2019, c’è, tra l’altro, un palese riferimento al monastero di Ganden, ricostruito in Karnataka, in India). In quest’ottica vanno considerate la sua esperienza cinematografica (Perdutoamor, 2003, Musikanten, 2005, Niente è come sembra, 2007, La sua figura (su Giuni Russo), 2007, Auguri don Gesualdo (su Gesualdo Bufalino), 2010), quella pittorica (in cui traspare una chiara influenza ricevuta dalle icone bizantine) e quella editoriale (L’Ottava) nonché la pubblicazione di alcuni suoi libri. Certo, non poteva esserci spazio in una trasmissione tv per tutto questo ma è anche vero che Battiato non è solo quello del celeberrimo e fortunato La voce del padrone, 1982, o de L’era del cinghiale bianco, 1979, contenente Il re del mondo, brano ispirato dal noto libro di René Guenon. Infine, se si vuole andare a fondo, bisognerebbe analizzare il suo citazionismo e allora verrebbero fuori il Situazionismo di Debord (con il tipico detournement, straniamento), l’influenza di autori come Theodor W. Adorno (Minima moralia), il confronto, su un piano parallelo, con il pensiero di Mario Perniola (dalla differenza alla in/differenza) e con l’orizzonte di Roberto Calasso. Insomma Battiato, per sua fortuna, non è solo Cuccurucucu Paloma. Va aggiunto che in Ferro Battuto, del 2001, compare Sarcofagia, con riferimento a Plutarco, vero e proprio manifesto della sua scelta vegana (Come può la vista sopportare/ l’uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi./ Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue? Le carni agli spiedi crude? E c’era come un suono di vacche./ Non è mostruoso desiderare di cibarsi/ di un essere che ancora emette suoni?). Un’ultima annotazione. Non si capisce perché non siano state riproposte la Prospettiva Nevski da Patriots, 1980, (e il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba all’imbrunire), Un oceano di silenzio da Fisiognomica, 1988, e Lode all’Inviolato, da Caffé de la Paix, 1993.

di Francesco Pullia – 07 gennaio 2022

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