Vangeli gnostici. La conoscenza come percorso di trasformazione interiore di Francesco Pullia

Vangeli gnostici.  La conoscenza come percorso di trasformazione interiore di Francesco Pullia

Vangeli gnostici.
La conoscenza come percorso di trasformazione interiore

di Francesco Pullia

Il termine gnosticismo deriva dal greco gnósis , “conoscenza” e indica una corrente filosofico-religiosa diffusasi nel II e nel III secolo d.C., quindi in epoca ellenistico-romana, che afferma che la salvezza dalla caduta nel mondo materiale si ottiene sviluppando una conoscenza superiore e illuminata (gnosi), espandendo la scintilla divina presente in ognuno di noi.
Le sue origini si fanno risalire diversi secoli prima del cristianesimo e si collegano alle religioni misteriche, allo zoroastrismo o mazdaismo, all’ermetismo, alla Kabbalah, al giudaismo alessandrino, al pitagorismo, al neoplatonismo.
Presente, in modo particolare, nel cristianesimo originario, negli insegnamenti di Marcione, Valentino, Basilide, Cerinto, Carpocrate, Simon Mago, dei padri siriaci, fu antitetico all’istituzionalizzazione della religione e, per questo, duramente osteggiato dalla Chiesa cattolica romana che cercò in tutti i modi di cancellarne le tracce, non riuscendovi, per nostra fortuna, completamente. Gli gnostici agirono nel cristianesimo come una società iniziatica impartendo segretamente le loro conoscenze e interpretazioni mistiche. Perseguirono e insegnarono una via individuale alla salvezza che non richiedeva necessariamente la partecipazione a una Chiesa o a un gruppo.
Non fu un movimento unitario, ma fu composto da diverse scuole in cui si ritrovano elementi simili. Si basa su una complessa e articolata visione che si può sintetizzare nel conflitto metafisico tra i due principi del bene e del male, nella concezione di un dio supremo, insondabile e invisibile e nella presenza in ognuno di noi di un seme, una scintilla del divino che dev’essere risvegliata.
“Chi non conosce se stesso”, è scritto in un testo del II sec., “non conosce nulla, ma chi conosce se stesso allo stesso tempo raggiunge la conoscenza della profondità del tutto”. Quando si conosce il dio interiore, si diventa tutt’uno con ciò che è. Finché ciò non accadrà, si continuerà a partecipare alla vita mortale, ad essere assoggettati al ciclo delle rinascite.
Da un lato c’è un dio inconoscibile, il vero Dio, dall’altro un malvagio demiurgo che avrebbe creato il mondo materiale e imprigionato le nostre anime nei corpi. Il primo presiede al regno della luce o pleroma (pienezza, perfezione divina) costituito, a sua volta, da molteplici eoni (dal greco αιών = tempo, durata), enti eterni, rappresentanti i molteplici aspetti divini, che procedono per emanazioni, per sizigie, coppie di opposti. Il secondo, il demiurgo malvagio, governa, invece, il regno delle tenebre o kénoma (vuoto). L’anima, che è fatta di luce, è rinchiusa nel corpo come in un carcere tenebroso ed è in perenne lotta con la materia. L’intero universo costituisce, pertanto, una depravazione demiurgica e ogni essere incarnato è chiamato a superare la propria condizione di sofferenza per tornare all’Uno attraverso un percorso di conoscenza, di ricerca della verità.
Il malvagio demiurgo si originò da  Sophia, un eone smisuratamente ambizioso che pretendeva di violare l’inconoscibilità dell’Uno, Principio increato.

Cosa dello gnosticismo può destare maggiormente interesse?

Innanzitutto la tesi della caduta, cioè che l’anima è prigioniera in un mondo marchiato dal dolore, creato non da un dio caritatevole ma da un perfido demiurgo. Da questo universo materiale ci si può affrancare non con la fede o per intervento della grazia, ma lavorando incessantemente su di sé per giungere a un elevato grado di consapevolezza.
In secondo luogo, dai cosiddetti vangeli apocrifi (in cui vengono fatti rientrare quelli gnostici) è possibile ricostruire una storia rimasta segreta di Gesù, riguardante gli anni della sua gioventù, dopo cioè l’ingresso nel tempio, quando letteralmente scompare dai vangeli canonici per riapparire a trent’anni, e quelli successivi alla crocifissione, quando, guarito dalle ferite, avrebbe abbandonato la Palestina insieme alla madre, a Maria Maddalena e ad alcuni discepoli. Sembra, tra l’altro, che i Templari avessero scoperto sotto il tempio di Gerusalemme documenti contenenti particolari non narrati, appunto, nei vangeli canonici.
I testi ritrovati casualmente nel 1945 a Nag Hammadi sono, come vedremo, ancora più importanti dei rotoli rinvenuti a Qumram nel 1947 perché inquadrano la figura di Gesù e il cristianesimo sotto un profilo nuovo.
Per secoli rimossi e nascosti da una Chiesa che ne perseguitava i lettori, suggeriscono di Gesù l’immagine di un illuminato, di un Buddha che ci sprona a trovare in noi la salvezza. I testi gnostici furono sottoposti a distruzione sin dal concilio di Nicea (325) a causa di un editto di Costantino, cui ne seguirono altri che conferivano ai vescovi la facoltà di sopprimere tutte le testimonianze non canoniche. Il motivo di questa persecuzione appare evidente se si considera che lo gnosticismo non riconosceva autorità al potere istituzionalizzato, contestando la riduzione della spiritualità in un’organizzazione strutturata e mettendo, invece, l’accento sull’importanza del percorso iniziatico.
In terzo luogo, gli insegnamenti cristiani di matrice gnostica contemplavano la reincarnazione che, per motivi tutt’altro che spirituali, venne definitivamente condannata dal secondo concilio di Costantinopoli del 553, svoltosi sotto il totale controllo dell’imperatore Giustiniano. 
La reincarnazione era una componente della teologia gnostica secondo cui era stata predicata esplicitamente e implicitamente dallo stesso Gesù. In particolare, gli gnostici nutrivano la convinzione che un passo del Discorso della montagna sottintendesse la tesi della reincarnazione là dove Gesù dice: “Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo” (Mt. 5, 25-26).
Nel Pistis Sophia (Sapienza fedele), un testo risalente probabilmente alla seconda metà del III sec. e contenente rivelazioni segrete fatte, undici anni dopo la sua resurrezione, da Gesù ai discepoli, si parla, ad esempio, delle conseguenze karmiche delle azioni compiute nelle vite passate e si annuncia che torneremo nel mondo a seconda delle azioni commesse. La serie delle reincarnazioni avrà termine quando sarà raggiunta l’unione con Dio. Gli gnostici ritenevano che le anime prima di rinascere avessero ricevuto una “tazza di oblio” affinché non ricordassero la loro origine divina e le loro vite passate. Chi si fosse comportato rettamente avrebbe potuto ricordare la propria origine divina e perseguire “i misteri della Luce” fino ad “ereditare la Luce per sempre”, cioè unirsi a Dio.

I vangeli gnostici

E veniamo ai vangeli gnostici. Nel dicembre 1945, in Alto Egitto, vicino Nag Hammadi, nei pressi dell’altura del Jabal el-Tarif, vennero casualmente scoperti, in una grande giara sigillata e sepolta da un masso, tredici papiri, contenenti cinquantadue testi risalenti ai primi secoli dell’era cristiana, redatti in lingua copta e rilegati in cuoio.
Nascosti per lungo tempo, dopo alterne e complesse vicende, furono recuperati e messi a disposizione degli studiosi. Ben presto ci si rese conto che si trattava di traduzioni copte di manoscritti più antichi, compiute circa 1600 anni prima. E’ stato ipotizzato che appartenessero alla biblioteca di un monastero cenobita pacomiano (da San Pacomio, monaco egiziano vissuto tra il III e il IV secolo d.C.) della zona, e che fossero stati opportunamente occultati dagli stessi monaci per salvarli dalla distruzione seguita alla condanna dello gnosticismo come eresia. L’esame del papiro usato nonché della scrittura copta li farebbe risalire al 350-400 circa.
Si sta, invece, ancora discutendo sulla datazione dei testi originali, quelli cioè di cui gli scritti ritrovati sono copie. Alcuni non dovrebbero essere posteriori al 120-150 circa, altri potrebbero risalire già alla seconda metà del I secolo. La maggior parte delle opere è di matrice cristiana, ma alcune sono chiaramente basate su scritti sapienziali ebraici e greci.

Quali testi sono compresi nei vangeli gnostici?

Si tratta del Vangelo di Didimo Giuda Tommaso, una raccolta di discorsi senza narrazioni consistente in 114 detti riportati da Tommaso, fratello di Gesù, che iniziano perlopiù con “Gesù disse”, dei vangeli di Maria Maddalena e di Filippo, del cosiddetto Vangelo di Verità, del Libro sacro del Grande Spirito Invisibile o anche Vangelo degli Egiziani, del Libro segreto o apocrifo di Giovanni, del Libro segreto o apocrifo di Giacomo il Giusto, fratello minore di Gesù e capo della chiesa gerosolimitana, del Libro di Tommaso, del Dialogo del Salvatore, del Secondo discorso del Grande Seth, del Libro di Baruch, attribuito a un maestro gnostico di nome Giustino, della Carola della Croce o inno di Gesù, un canto che si vuole sia stato insegnato ai suoi discepoli dallo stesso Gesù la notte precedente la crocifissione.
Sempre a Nag Hammadi furono ritrovate anche le Apocalissi di Adamo, Pietro, Giacomo, Paolo.
A questi testi va aggiunto il Vangelo di Giuda Iscariota, noto anche come Codex Tchacos, un manoscritto in lingua copta, redatto su papiro, ritrovato nel 1978 sempre in Egitto in una caverna, a El Minya. Scomparso per anni, restaurato, dopo vicissitudini, nel 2001, è stato pubblicato nel 2006 dalla National Geographic Society. Si tratta di un testo che risulta particolarmente interessante soprattutto per l’immagine, completamente diversa da usuale, di Giuda Iscariota. Mentre, infatti, nei vangeli canonici Giuda viene dipinto come il traditore per antonomasia, qui, invece, l’apostolo risulta il fedele esecutore della volontà di Gesù, il quale, senza il suo aiuto, non avrebbe potuto condurre a termine il disegno divino prestabilito. In esso viene rispecchiata la visione di fondo dello gnosticismo, secondo cui, come abbiamo detto, il corpo umano è una prigione per l’anima. In quest’ottica, il tradimento di Giuda (da traditio, “consegna”) consente a Gesù di affrancarsi dai suoi vincoli fisici. Vi è descritta anche una cosmogonia gnostica in cui si parla, tra l’altro, di immortali emanati dal Dio supremo e di esseri mortali, discendenti da Adamo e generati da un angelo del caos.
Dopo la scoperta di Nag Hammadi, gli storici appurarono di possedere già frammenti del Vangelo di Tommaso, però scritti in greco. Alla fine del XIX secolo, questi frammenti papiracei erano stati rinvenuti nei pressi della città egiziana di Ossirinco. Se ne concluse che questo vangelo era stato composto in greco già negli ultimi tre decenni del primo secolo, cioè prima che fossero scritti i Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni e all’incirca nello stesso periodo in cui fu elaborato il Vangelo di Marco. Gli studi, comunque, confermano che nei primi secoli dopo la venuta di Cristo numerose furono le interpretazioni del suo messaggio.
In generale, mentre nei vangeli canonici, neotestamentari, soprattutto nei “sinottici”, cioè in quelli di Marco, Matteo e Luca (così chiamati perché considerano Gesù pressoché allo stesso modo e, dal punto di vista letterario, dipendono l’uno dall’altro) al centro c’è la crocifissione con il suo messaggio soteriologico, salvifico, negli gnostici acquista, invece, rilevanza l’insegnamento di Gesù, la rivelazione della conoscenza, dell’illuminazione che può essere acquisita da ognuno di noi e a cui ognuno di noi deve tendere. A differenza degli scritti neotestamentari, Gesù nei testi gnostici non parla di peccato e pentimento ma, appunto, di illusione e illuminazione. Egli è un maestro di saggezza che indica la strada per il riscatto dalla condizione in cui siamo caduti.
“Quando conoscete voi stessi”, afferma Gesù nel Vangelo di Tommaso, “allora sarete conosciuti e comprenderete di essere figli del padre vivente”. Imprigionati nel mondo materiale, sedotti dai piaceri e dalle ingannevoli passioni, gli uomini hanno dimenticato che in loro dimora il divino di cui essi stessi sono parte. Ecco, dunque, la necessità di risvegliarli tramite l’επίνοια, la comprensione illuminata.
Nel Libro segreto di Giovanni si sottolinea che, nel cuore e nella mente, possediamo una capacità latente che ci collega al divino e che va, appunto, appositamente ridestata. Sempre nel Vangelo di Tommaso, Gesù dice: “Chi berrà dalla mia bocca diventerà come me, allo stesso modo in cui io diventerò come lui, e le cose nascoste gli saranno rivelate” e ribadisce che il regno è dentro e fuori di noi.
Non è secondario, per inciso, far notare che l’apostolo Tommaso si sia spinto a predicare fuori dei confini dell’Impero romano, in Persia e nell’India meridionale dove fondò la prima comunità cristiana e dove finì ucciso.
Nei vangeli gnostici Gesù emerge come un redentore celeste che ci esorta alla conoscenza più profonda. Nel Vangelo di Filippo “porta pane dai cieli per nutrire la gente” e in quello di Verità illumina coloro che, a causa della loro negligenza, si trovano nelle tenebre: “Parlate della verità con coloro che la cercano,/ della gnosi con coloro che, nel loro errore, hanno peccato…/ rinforzate il piede di coloro che vacillano,/ tendete la mano agli infermi. Nutrite quanti hanno fame,/ consolate coloro che soffrono,/ innalzate quanti lo desiderano”. Ancora nel Vangelo di Filippo si legge: “L’ignoranza è schiavitù. La conoscenza è libertà. Se conosceremo la verità, troveremo i frutti dela verità dentro di noi. Se saremo uniti ad essa, essa ci darà realizzazione”. Nel Libro segreto di Giacomo, Gesù afferma che non si giunge alla salvezza con la semplice preghiera ma tramite dedizione e ricerca della conoscenza: “Fatevi migliori di me, siate come figli dello spirito santo” e ancora: “Siate desiderosi di essere salvati senza fretta (…) siate ferventi per conto vostro e, se potete, superate anche me, perché è così che il padre vi amerà”. Più avanti: “Ascoltate il verbo, comprendete la conoscenza, amate la vita e alcuno vi perseguiterà e alcuno vi opprimerà all’infuori di voi stessi”. Nel Libro segreto di Giovanni si sottolinea che tutti gli uomini hanno bevuto l’acqua dell’oblio ed esistono in uno stato di ignoranza. Coloro che non riusciranno a risollevarsi non si salveranno, precipiteranno nuovamente nell’oblio e saranno gettati ancora “in prigione”, cioè in nuovi corpi.
Nel Dialogo del Salvatore, ai discepoli che gli chiedono cosa fare perché le opere siano perfette, Gesù risponde: “Siate pronti in ogni circostanza. Beati coloro che hanno trovato il conflitto e hanno visto la lotta con i propri occhi. Essi non hanno ucciso né sono stati uccisi, ma ne sono usciti vittoriosi” e “Gli arconti e i ministri hanno vesti che sono fornite solo per poco e che non durano. Ma voi, come figli di verità, non siete da vestire con tali vesti (…), vi dico, sarete beati se vi spogliate delle vesti. Perché non è gran cosa (lasciar da parte ciò che è) eterno”.
In tutti i testi gnostici la voce divina di Cristo è voce interiore e chiunque saprà ascoltarla troverà la luce.

Bibliografia essenziale consultata

Detti segreti di Gesù,a cura di Luigi Moraldi, Mondadori, 1975
I manoscritti di Qumrān, a cura di Luigi Moraldi, Tea, Utet, Torino,1986
Il metodo naturale di guarigione insegnato da Gesù Cristo, M. Manca, Genova, 1981
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Le parole dimenticate di Gesù, a cura di Mauro Pesce, Fondazione Lorenzo Valla/Mondadori, 2004
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