Nelle parole del Buddha – Accostarsi al Buddha tramite le sue stesse parole

Accostarsi al Buddha tramite le sue stesse parole

di Francesco Pullia

Nel corso del suo magistero, risalente ormai a più di duemilacinquecento anni fa, il Buddha storico, Shakyamuni, espose i propri insegnamenti per via orale, rifuggendo accuratamente dalla scrittura e da ogni tipo di sistematizzazione.

Spettò, quindi, a coloro che avevano potuto ascoltarlo direttamente e ai monaci immediatamente successivi avviare quella trascrizione che ha dato vita al cosiddetto Canone pali, ancora oggi dal punto di vista temporale, l’opera più antica e vicina al dettato originario del Risvegliato, I discorsi furono riuniti in raccolte chiamate Nikāya .

Si deve all’americano Bhikkhu Bodhi, ordinato monaco nello Sri Lanka nel 1973 e attualmente residente e docente al monastero di Chuang Yen a Carmel, New York, una voluminosa e attenta raccolta antologica ricavata proprio da queste raccolte secondo un ordine tematico con l’intento di dimostrare la straordinaria ampiezza e articolazione della compassionevole visione del Buddha con le sue stesse parole tramandate da coloro che gli furono vicini.

Il testo, di oltre seicento pagine, ben curato sotto ogni aspetto, arriva in questi giorni in libreria, pubblicato dalla meritoria casa editrice Ubiliber, nella traduzione di Luca Piscopo e con prefazione del Dalai Lama.

Nei dieci capitoli in cui è suddiviso si diviene partecipi di un itinerario di liberazione dalla condizione samsarica, caratterizzata dalla prevalenza del dolore, alla piena realizzazione. Chi si accosta per la prima volta al buddhismo potrà rinvenire in queste pagine uno stimolo ad ulteriori approfondimenti, chi, invece, è già praticante o, comunque, possiede una conoscenza avanzata, vi troverà ugualmente uno strumento di grande utilità.

Il primo capitolo affronta la dimensione mondana dominata dalla sofferenza originata da quell’ignoranza e quella brama che ci costringono a vagare nel ciclo delle esistenze. Nel secondo ci si sofferma, invece, sulla vicenda del Buddha “portatore di luce”, dalla sua venuta al mondo alla rinuncia al risveglio fino alla messa in moto della ruota, con il sermone pronunciato a Sarnath, nel Parco delle Gazzelle, dove ritrova i cinque compagni di viaggio che lo avevano precedentemente abbandonato. A loro viene rivelato e spiegato il Nobile Ottuplice Sentiero, la “via di mezzo” che oltrepassa gli estremi dell’indulgere nella voluttà, nell’accondiscendere al piacere dei sensi o, di contro, nel torturarsi nella macerazione corporale, nonché si dichiarano le Quattro Nobili Verità.

Con il terzo si passa ad esporre più propriamente il Dharma mettendo, in particolare, l’accento sulla necessità da parte di ognuno di non assoggettarsi a dogmatismi, di non accettare passivamente quanto viene insegnato per passare, invece, tutto al setaccio della prova esperienziale. Il quarto capitolo è dedicato al benessere derivato dall’attenersi all’etica in diversi campi del sociale mentre il quinto all’accumulare, in questa vita, meriti, privilegiando la gentilezza amorevole.

Nel sesto vengono esposti pericoli e limiti dell’esistenza condizionata e, quindi, del saṃsāra. Gli ultimi quattro capitoli si occupano rispettivamente della via per giungere al nibbāna, del conseguimento della liberazione, dell’addestramento a non lasciarsi sopraffare dalla mente, della saggezza vista come strumento di affrancamento, della trasformazione dell’individuo in arahant, vale a dire “liberato”, nel senso di “autoliberato”:

Conoscendo direttamente il mondo intero e ogni realtà in esso così com’è, egli è distaccato da tutto nel mondo, non vincolato a nulla del mondo”.

Il lavoro metodico e appassionato di Bhikkhu Bodhi conferma che il Dhamma è molto “di più di una semplice filosofia, di un sistema etico o di un insieme di tecniche meditative”, essendo soprattutto “un sentiero spirituale completo” il cui valore non si esaurisce ma, al contrario, si accresce nel tempo, rivelandosi di primaria importanza in questi giorni quanto mai caratterizzati da odio, intolleranza, violenza. Non a caso Albert Einstein vide nel buddhismo una guida preziosa per risollevare l’umanità dal baratro della propria insensatezza. 

Come scrive il Dalai Lama, “gli insegnamenti dei Nikāya qui raccolti offrono un’affascinante visione di come gli insegnamenti del Buddha vennero studiati, preservati e compresi nelle prime fasi dello sviluppo del buddhismo. I lettori moderni li troveranno particolarmente preziosi per rafforzare e chiarire la loro comprensione di molte dottrine fondamentali del buddhismo. È chiaro che il messaggio essenziale del Buddha di compassione, responsabilità etica, calma mentale e discernimento è rilevante oggi come lo era più di duemilacinquecento anni fa.”