La filosofia del Dalai Lama. Compassione e comprensione della vacuità per emanciparsi dalle pretese di una mente ingannevole
di Francesco Pullia
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, non è soltanto la guida spirituale universalmente conosciuta nonché la voce del Tibet che, appellandosi alla nonviolenza e al buddhismo, non intende arrendersi al genocidio culturale imposto, dagli anni Cinquanta, dagli invasori della Repubblica popolare cinese, ma anche e soprattutto uno dei maggiori filosofi del nostro tempo.
Troppo a lungo è stato sottovalutato sotto questo aspetto ma una lettura attenta delle sue opere lo attesta senza alcun dubbio.
Quasi contemporaneamente ai quattro volumi di “Scienza e filosofia nei classici buddhisti indiani” pubblicati da Ubaldini a cura di Thupten Jinpa, sotto la supervisione dello stesso Dalai Lama e nella traduzione di Fabrizio Pallotti, abbiamo l’opportunità di apprendere, per merito della dinamica casa editrice Nalanda (dal nome dell’importante centro universitario e culturale attivo in India dal V al XIII sec.), gli insegnamenti sulle varie fasi del lam rim, il sentiero buddhista che conduce al risveglio.
Vengono proposti, su diretta ispirazione del Dalai Lama, dalla Ven. Thubten Chodron, che figura come coautrice, e destinati ad un pubblico particolarmente ampio che va dai semplici interessati ai praticanti veri e propri.
Va detto che alla Ven. Thubten Chodron si deve anche Il libro del Dalai Lama. Che cosa è il buddhismo. Un maestro e molte tradizioni, tradotto in italiano da Elisabetta Valdré per i tipi di Mondadori (2016), cui va affiancato un altro testo del premio Nobel per la pace, edito da Ubiliber nel 2024, compilato da Dagyab Kyabgön Rinpoche e tradotto da Fabian Sanders, Gli stadi del sentiero. Istruzioni e consigli per il praticante di oggi (vol. I).
Ma entriamo un po’ più nel dettaglio della collana pubblicata da Nalanda.
Finora sono usciti i primi quattro tomi grazie all’accurato lavoro di traduzione di Carolina Lami. Prima di entrare un po’ più nei dettagli, è importante sottolineare che, per espressa volontà del Dalai Lama, la serie non è esclusivamente incentrata sulla tradizione ereditata in Tibet dall’India classica ma si prefigge di includere anche elementi derivanti da altri contesti buddhisti.
Nel primo libro, intitolato emblematicamente I primi passi sul sentiero buddhista. Praticare il Dharma nel XXI secolo, si esplora la natura della mente fornendo, nel contempo, strumenti e metodologie per non lasciarsi irretire e deviare dalle sue trame ingannevoli. Perché ciò avvenga occorre coltivare una motivazione compassionevole nei confronti delle più diverse sfaccettature della vita. Ne risulta, in tal modo, l’estrema flessibilità del buddhismo, capace di intercettare e comprendere i mutamenti in atto tramite apertura, predisposizione dialogica, oltrepassamento di irrigidimenti schematici, capacità di interagire con una molteplicità di prospettive.
Non bisogna mai dimenticare, a questo proposito, l’insistenza del Dalai Lama sulla centralità dell’atteggiamento, costantemente perorato dal Buddha storico, dell’ehipaśyika, cioè del vaglio esperienziale, senza fideismi e dogmatismi.
Il secondo volume concerne, invece, Le basi della pratica buddhista. Studiare, riflettere, meditare (2023). Si parte dalla comprensione dell’origine dipendente dei vari aspetti di ciò che, per comodità, definiamo “reale” e della vacuità analizzata dalla filosofia madhyamaka per giungere alla spiegazione del karma e di come le nostre azioni possano determinare e influenzare il nostro futuro.
La questione del karma ci conduce direttamente al terzo libro, Saṃsāra, nirvāṇa, natura di buddha. Comprendere il potenziale della mente umana (2024).
Nonostante sia originariamente dotata di chiara luce, la mente viene oscurata dalle contaminazioni, cioè da afflizioni, sensazioni, semi karmici. È possibile liberarcene acquisendo una corretta conoscenza. Risvegliarsi non è affatto peregrino, dipende da noi. Affinché ciò si verifichi dobbiamo affrancarci da attaccamento e desiderio, in altri termini dal duḥkha.
Al centro del quarto tomo, Sulle orme del Buddha. Rifugio, etica, śamatha e vipaśyanā, da poco in libreria, è l’eticità che deve permeare la nostra esistenza. Le si aggiungono concentrazione e meditazione di consapevolezza. Nei quattordici capitoli in cui sono suddivise le oltre seicento pagine è tracciato un percorso pratico di risveglio e liberazione. Non è affatto causale, in questo senso, la scelta editoriale di includere griglie e utili spunti di riflessione. Come tiene a precisare Thubten Chodron, anche se ogni volume “può essere letto indipendentemente dagli altri”, le tematiche sono affrontate in modo da tale da richiamare la comprensione dei testi precedenti.
Ben al di là dell’immagine comunemente accreditata, il Dalai Lama, negli scritti e negli insegnamenti, si conferma, a pieno titolo, un raffinato ermeneuta della nostra epoca che esorta a sottrarci, spesso con modalità spiazzanti, all’abitudinario, all’assodato, invitandoci, senza mezzi termini, alla radicalità di scelte e cambiamenti, ad inficiare le ingannevoli, sottili, trame di una mente oscurata da costruzioni che, se non riconosciute adeguatamente in tempo, si tramuteranno in ostruzioni ad una risolutiva liberazione.
Se non riusciremo ad eliminare dalla mente il velo menzognero che la offusca, saremo destinati a continuare a stazionare nell’abisso del dolore, dell’angoscia, tra cadute e ritorni. Smarcandosi dal conformismo-consumismo, il Dalai Lama ci prospetta, senza alcun carattere impositivo, una via d’uscita, un percorso basato sull’antidualismo, sulla sottrazione ai vincoli dell’apparenza fenomenica, sullo smantellamento dell’impianto soggettivistico che ci imprigiona e annebbia e mosso da amore compassionevole, dalla piena, serena, comprensione dell’ impermanenza.